sabato 10 ottobre 2009

Esilio

Capitano eventi in grado di cambiarti la vita da un momento per l'altro. Eventi repentini che, dopo i primi momenti di stordimento, bisogna saper affrontare.
Ho conosciuto una donna che di eventi di questo tipo ne ha passati tanti nella sua vita, ma la forza del suo carattere deve essere di esempio a tutti. Ottanta primavere passate, si trova in esilio forzato a 140 km da casa sua.


Montanara di adozione costretta alla vita da spiaggia, da maggio a chissà quando.
Montanara abituata a non chiedere niente a nessuno, a farsi da mangiare, a fare il bucato a mano, a coltivarsi l'orto e a farsi la spesa, costretta ad una “vacanza” forzata.
Donna di una dignità fuori dal comune, costretta a sentirsi chiamare dai bagnanti ferragostani “morta di fame dell'Aquila”.
Mi fa un'immensa tenerezza quando, con gli occhi lucidi, parla della sua casa: tutta rotta, dice.
Non distrutta, nemmeno crollata, ma rotta. Come un oggetto qualunque.

E alle promesse, quelle di avere una sistemazione nel suo paese prima dell'arrivo del freddo, lei ci crede e ci spera davvero.
Perchè in esilio non si sta bene.
Lo spero anch'io, per lei e per tutti coloro che sono costretti a questo, loro malgrado.
E spero davvero non vengano presi in giro anche dopo, con container travestiti da case, perchè la dignità è e deve essere un valore, non un pretesto.

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